Ponti termici: il nodo infisso-cappotto termico-zanzariera
L’applicazione di un cappotto termico può sembrare un lavoro semplice ma lo è solo all’apparenza perché richiede una conoscenza specifica del sistema sia in termini progettuali che esecutivi.Di seguito analizzeremo proprio uno di quei nodi in cui è necessario risolvere la criticità in fase progettuale per non ritrovarsela, ormai irrisolvibile, in cantiere, cioè quello che riguarda l’attacco tra l’infisso e il cappotto termico, risolvibile utilizzando il monoblocco termico Shutter Box che Re.Pack ha brevettato.
fig. 1 – Assenza di spalletta coibentata. L’analisi del nodo agli elementi finiti mostra la formazione di un ponte termico. © Sergio Pesaresi
Dalla fig. 1 risulta evidente come la mancata coibentazione della spalletta possa determinare la formazione di un ponte termico all’interno del muro in prossimità del telaio che può comportare la formazione di condensa superficiale e la formazione di muffa.
Per evitare la formazione di questo ponte termico, che avrebbe effetti deleteri, si rende necessario collegare il cappotto all’infisso, senza soluzione di continuità. In sostanza va coibentata la spalletta fra lo spigolo del vano finestra e l’infisso.
In questo modo, e con l’ausilio della verifica del nodo agli elementi finiti, si può accertare che il ponte termico risulta corretto.
fig. 2 – Coibentazione della spalletta. L’analisi del nodo agli elementi finiti mostra la correzione del ponte termico. © Sergio Pesaresi
La coibentazione della spalletta può essere realizzata in due modi:
- applicata sopra l’intonaco esistente. Soluzione semplice ed estremamente facile da realizzarsi. Con un difetto, pesante: la luce architettonica della finestra diminuisce andando così a modificare il rapporto aero-illuminante all’interno della stanza. Questa soluzione va quindi verificata attentamente.
- applicata in sostituzione dello strato di intonaco presente che va, quindi, precedentemente asportato. In questo caso lo spessore del pannello isolante deve essere necessariamente pari a quello dell’intonaco asportato (di solito 2 cm) per cui il materiale utilizzato, per far fronte ad uno spessore così limitato, deve avere una conduttività λ molto bassa. In questi casi vengono impiegate utilmente le caratteristiche termiche di aerogel, schiuma di resina fenolica o poliuretano.
Quest’ultima è ormai la soluzione tecnica preferita sia nel caso di formazione del cappotto su edifici esistenti senza la sostituzione degli infissi e serramenti, sia nel caso, invece, della contestuale sostituzione degli stessi.
Se invece avete bisogno di semplificare il lavoro in cantiere e avere una garanzia di tenuta ad aria e ad acqua, il monoblocco è il prodotto adatto.
Il Triangolo no, non l'avevo considerato
Negli ultimi tempi si è affacciato un problema abbastanza frequente che riguarda l’installazione della zanzariera. Sembra un problema da poco, forse banale, ma…
Fino a poco tempo fa era prassi normale installare la zanzariera in luce, spesso in un secondo momento. Il telaio risultava visibile su tutto il perimetro, fuoriusciva dalle spallette, diminuiva la luce dell’infisso ma tant’è. Era la prassi normale.
Inoltre, questo inserimento non veniva ad interferire con la coibentazione della spalletta, per cui si procedeva come da prassi vista sopra, prassi in realtà abbastanza recente. Si trattava pertanto di un normale rapporto di coppia: infisso-cappotto.
Da qualche tempo, invece, in occasione della sostituzione degli infissi contestuale alla formazione del cappotto, si tende ad inserire il telaio della zanzariera a fianco del telaio (sul suo lato esterno) incorporandolo nel controtelaio della finestra. In questo modo il telaio scompare alla vista con notevole guadagno estetico e non viene diminuita la luce della finestra, con evidente vantaggio in termini igienico-sanitari.
Ma c’è un ma. Spesso questa scelta non viene comunicata preventivamente al progettista (mancando la necessaria collaborazione preventiva con il serramentista) o non viene presa in debita considerazione in sede di progetto.
Pertanto, ad un certo punto in cantiere si scopre che “Houston, abbiamo un problema!”.
E il problema è rappresentato dalla mancata coibentazione della parte di spalletta occupata dal telaio della zanzariera. Problema banale, trascurabile, verrebbe da definirlo. Ma non lo è, affatto.
fig. 3 – All’interno del controtelaio viene alloggiata, oltre al telaio, anche la guida della zanzariera. Si nota che in questo punto la coibentazione vene interrotta. Ciò comporta la formazione di un ponte termico. © Sergio Pesaresi
Da un’attenta analisi, svolta sia visivamente (per occhi esperti) che con l’ausilio di un software agli elementi finiti, si scopre che il problema banale non è affatto. E nemmeno trascurabile, dato che il ponte termico che si viene a creare può essere causa sia di condensa superficiale che di formazione di muffa! In sostanza questo particolare va ad inficiare totalmente il beneficio cercato tramite l’applicazione della coibentazione della spalletta. Nelle fig. 5 e fig. 6 il nodo viene analizzato agli elementi finiti e dall’andamento delle isoterme si evince che la mancanza di coibentazione in corrispondenza della guida della zanzariera provoca un abbassamento, invernale, della temperatura superficiale interna al disotto della soglia critica di condensa e di muffa.
Ci siamo ritrovati in un rapporto a triangolo foriero di pericoli: infisso-cappotto-zanzariera.
fig. 4 – La freccia indica la temperatura superficiale critica per muffa con la mappatura infrarossa. © Sergio Pesaresi
Il problema all’apparenza banale rischia di diventare dramma: in cantiere quando ci si rende conto che trovare una soluzione lì, su due piedi, costretti dalle tempistiche serrate a farlo rapidamente, non è né semplice, né rapido, né economico. Talvolta impossibile.
La soluzione va quindi predisposta, necessariamente, in sede progettuale prevedendo un’adatta coibentazione, come il monoblocco Shutter Box, che dovrà essere applicato prima della posa definitiva dei serramenti.
Fonte Ingenio

